Se non sbaglio in modo analogo pure il fenomeno hikikomori è considerato una malattia (che sia riconosciuta o meno non lo so) nonostante gli affetti siano in maggioranza giapponesi.
anteporre la voglia di giocare ad "altri interessi e attività quotidiane”.... adesso l OMS decide anche che attività devono piacere?esagerare come in tutte le cose è sbagliato,basta far capire ai più piccoli che c'è un tempo per giocare uno per studiare e uscire ecc....poi una volta cresciuti uno sfrutta il tempo come lo desidera e se si è appassionati al mondo del gaming non vedo xké uno non possa dedicare tot ore al giorno ad un attività che gli piace.ovvio che poi a seconda dei casi sia facile isolarsi ecc..ma i problemi in questi casi sono altri non certo dei videogame.
Ogni cosa è dannosa per la nostra salute se di tanto in tanto non ci si riposa o si fa altro, basta rendersene conto (anche se non è sempre facile, questo è vero).
Sono un medico e vorrei chiarire alcuni punti: Il gaming disorder rientra nelle patologie psichiatriche, così come la ludopatia o l'alcolismo per capirci, nella sottocategoria dei disturbi da dipendenza. Le malattie psichiatriche, a differenza di altre, mancano di alterazioni organiche rilevabili con gli esami standard, come le radiografie o gli esami del sangue. Per questo motivo sono stati stilati per i vari disturbi psichiatrici dei requisiti sintomatici per poter categorizzare il paziente in questo o quell'altro disturbo. Non sempre la distinzione è netta, esistono anche forme miste di disturbo, spesso legato a disturbi d'ansia o depressione. Più che all'ICD11 citato nell'articolo (che è la International Calssification of Diseases, comprendente anche malattie come il diabete o l'asma) è meglio fare riferimento al DSM (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, quindi più specifico per il disturbo in esame) attualmente aggiornato alla quinta edizione. I criteri proposti per la diagnosi comprendono i seguenti sintomi: - Ossessione di giocare - Segni di isolamento quando non è possibile giocare o il gioco viene sottratto (tristezza, ansia, irritabilità) - Tolleranza, ovvero la necessità di giocare sempre di più per sentirsi soddisfatti. (La tolleranza è un termine tecnico usato anche per la dipendenza da droghe, la necessità di aumentare la dose) -Incapacità di ridurre il tempo di gioco, infruttuosi tentativi di smettere -Cessazione di altre attività, perdita di interesse in attività dapprima giudicate piacevoli per dedicarsi al gioco - Continuare a giocare nonostante altri problemi - Mentire ai membri della famiglia o altri sul quantitativo di tempo passato a giocare - L'uso dei vidogiochi per mitigare stati d'animo negativi, quali colpevolezza o assenza di speranza - Rischio di compromettere o avvenuta compromissione di una relazione o dell'attività lavorativa a causa dei videogiochi.
Con questo si può dedurre che si tratta di un disturbo serio ed estremo. Non è intenzione di nessun professionista della classe medica mettere i videogiochi al bando, tanto che diversi studi ne hanno comprovato l'utilità nella gestione terapeutica di pazienti con disabilità visiva parziale o pazienti affetti da malattie neurodegenerative come il Parkinson o l'Alzheimer. Va però riconosciuto che la dipendenza da essi, così come per altre cose è un disturbo potenzialmente grave, capace di annientare la vita di una persona e per tale ragione merita di essere classificato come malattia, per permettere alle persone che ne soffrono di intraprendere un giusto percorso di riabilitazione. Ringrazio Gamerclick per aver portato all'attenzione dell'utenza l'esistenza di questo problema, spesso bollato da diversi utenti puerili come un tentativo della categoria medica di dare addosso ai loro preziosi videogiochi e ignorando la gravità del problema.
Fonti consultate: - https://www.psychiatry.org/patients-families/internet-gaming - https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1111/add.12162 - Health Benefits of Digital Videogames for Older Adults: A Systematic Review of the Literature https://www.liebertpub.com/doi/full/10.1089/g4h.2012.0046
Infatti, grazie a FullMetalCat per il suo intervento. Molti si sono indignati per questa notizia, ma c'è da capire che ci sono persone che si stanno rovinando davvero la vita (ed a volte quella dei famigliari o amici) per la dipendenza da videogiochi...così come la dipendenza da gioco d'azzardo o quella dalle droghe.
Io sono un'insegnante, lavoro con gli adolescenti ogni giorno, e vi posso assicurare che la questione non è da prendere sottogamba, sta di diventando un problema serio e non si tratta neanche di pochi casi isolati. Ho conosciuto alcuni ragazzi in situazioni simili, che non riuscivano a pensare ad altro che al gioco (quindi niente studio, niente sport, niente attività extra, niente uscite con gli amici ecc), entrando anche in stato di ansia e frustrazione nel momento in cui venivano allontanati dal videogame; in alcuni casi erano gli stessi genitori che si rendevano conto del problema. È una dipendenza bella e buona, da curare in maniera seria, non basta far capire ai ragazzi che non bisogna abusare dei videogiochie dedicare a essi solo una parte di tempo...non lo capiranno al pari di un alcolista, un ludipatico o chiunque abbia dipendenza da sostanze o altro.
Se non sbaglio in modo analogo pure il fenomeno hikikomori è considerato una malattia (che sia riconosciuta o meno non lo so) nonostante gli affetti siano in maggioranza giapponesi.
E' riconosciuta perchè ricade sotto l'ombrello di altre patologie psichiatriche note.
Come in tutte le cose, gli eccessi non portano a nulla di buono. Spesso sfociano in patologie, anche gravi. Più che chiedersi se questa sia o meno una malattia al pari di altre, c'è da domandarsi cosa la scaturisce, cosa c'è a monte. Per ogni dipendenza c'è una causa che la provoca. Capìta e risolta quella, forse l 'OMS non si sarebbe scomodata a stillare una linea guida per la faccenda
Sono un medico e vorrei chiarire alcuni punti: Il gaming disorder rientra nelle patologie psichiatriche, così come la ludopatia o l'alcolismo per capirci, nella sottocategoria dei disturbi da dipendenza. Le malattie psichiatriche, a differenza di altre, mancano di alterazioni organiche rilevabili con gli esami standard, come le radiografie o gli esami del sangue. Per questo motivo sono stati stilati per i vari disturbi psichiatrici dei requisiti sintomatici per poter categorizzare il paziente in questo o quell'altro disturbo. Non sempre la distinzione è netta, esistono anche forme miste di disturbo, spesso legato a disturbi d'ansia o depressione. Più che all'ICD11 citato nell'articolo (che è la International Calssification of Diseases, comprendente anche malattie come il diabete o l'asma) è meglio fare riferimento al DSM (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, quindi più specifico per il disturbo in esame) attualmente aggiornato alla quinta edizione. I criteri proposti per la diagnosi comprendono i seguenti sintomi: - Ossessione di giocare - Segni di isolamento quando non è possibile giocare o il gioco viene sottratto (tristezza, ansia, irritabilità) - Tolleranza, ovvero la necessità di giocare sempre di più per sentirsi soddisfatti. (La tolleranza è un termine tecnico usato anche per la dipendenza da droghe, la necessità di aumentare la dose) -Incapacità di ridurre il tempo di gioco, infruttuosi tentativi di smettere -Cessazione di altre attività, perdita di interesse in attività dapprima giudicate piacevoli per dedicarsi al gioco - Continuare a giocare nonostante altri problemi - Mentire ai membri della famiglia o altri sul quantitativo di tempo passato a giocare - L'uso dei vidogiochi per mitigare stati d'animo negativi, quali colpevolezza o assenza di speranza - Rischio di compromettere o avvenuta compromissione di una relazione o dell'attività lavorativa a causa dei videogiochi.
Con questo si può dedurre che si tratta di un disturbo serio ed estremo. Non è intenzione di nessun professionista della classe medica mettere i videogiochi al bando, tanto che diversi studi ne hanno comprovato l'utilità nella gestione terapeutica di pazienti con disabilità visiva parziale o pazienti affetti da malattie neurodegenerative come il Parkinson o l'Alzheimer. Va però riconosciuto che la dipendenza da essi, così come per altre cose è un disturbo potenzialmente grave, capace di annientare la vita di una persona e per tale ragione merita di essere classificato come malattia, per permettere alle persone che ne soffrono di intraprendere un giusto percorso di riabilitazione. Ringrazio Gamerclick per aver portato all'attenzione dell'utenza l'esistenza di questo problema, spesso bollato da diversi utenti puerili come un tentativo della categoria medica di dare addosso ai loro preziosi videogiochi e ignorando la gravità del problema.
Fonti consultate: - https://www.psychiatry.org/patients-families/internet-gaming - https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1111/add.12162 - Health Benefits of Digital Videogames for Older Adults: A Systematic Review of the Literature https://www.liebertpub.com/doi/full/10.1089/g4h.2012.0046
Grazie dell'esaustivo intervento, in effetti ero curioso di sapere cosa dicesse il DSM perchè la descrizione dell'ICD è fin troppo generica e nemmeno pienamente condivisibile (al contrario di quella del DSM che non fa una piega): dice anteporre la voglia di giocare ad "altri interessi, ma perchè dovrebbe essere un problema se qualcuno preferisce videogiocare piuttosto che guardare la tv, leggere un libro o andare al bar? A me sembra piuttosto grave questa frase, che declassa il videogiocare a un'attività inutile/dannosa di per sè. Riguardo i sintomi del DSM, per caso specifica quanti sintomi fra quelli elencati bisogna presentare per avere il disturbo? (personalmente non ne ho neanche uno, è solo per curiosità).
Comunque perchè questo disturbo è uscito solo dopo tanti anni dall'esistenza dei videogiochi? La spiegazione è semplice: la diffusione del gioco online. Fino alla generazione ps2/game cube internet il gioco online a malapena esisteva nelle console e gli smartphone non esistevano proprio, così come infatti i videogiocatori dipendenti nemmeno esistevano o quasi. La situazione ha cominciato a farsi più grave dall'uscita di World of Warcraft, dalle console di passata generazione (ps3, xbox360) e soprattutto è esplosa negli ultimi anni per colpa dei battle royale Pubg e Fortnite che sono delle vere e proprie macchine crea dipendenza (esperienza personale e osservativa). Ribadisco, da sempre, che il problema non è il videogioco ma internet e tutto l'utilizzo che ne deriva. I giochi offline non hanno mai fatto male a nessuno anche perchè, seppur creino dipendenza, questa cessa di esistere nel momento in cui il videogioco termina e compaiono i titoli di coda, causando lo stesso tipo di dipendenza che può causare una serie tv estremamente coinvolgente.
Sono un medico e vorrei chiarire alcuni punti: Il gaming disorder rientra nelle patologie psichiatriche, così come la ludopatia o l'alcolismo per capirci, nella sottocategoria dei disturbi da dipendenza. Le malattie psichiatriche, a differenza di altre, mancano di alterazioni organiche rilevabili con gli esami standard, come le radiografie o gli esami del sangue. Per questo motivo sono stati stilati per i vari disturbi psichiatrici dei requisiti sintomatici per poter categorizzare il paziente in questo o quell'altro disturbo. Non sempre la distinzione è netta, esistono anche forme miste di disturbo, spesso legato a disturbi d'ansia o depressione. Più che all'ICD11 citato nell'articolo (che è la International Calssification of Diseases, comprendente anche malattie come il diabete o l'asma) è meglio fare riferimento al DSM (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, quindi più specifico per il disturbo in esame) attualmente aggiornato alla quinta edizione. I criteri proposti per la diagnosi comprendono i seguenti sintomi: - Ossessione di giocare - Segni di isolamento quando non è possibile giocare o il gioco viene sottratto (tristezza, ansia, irritabilità) - Tolleranza, ovvero la necessità di giocare sempre di più per sentirsi soddisfatti. (La tolleranza è un termine tecnico usato anche per la dipendenza da droghe, la necessità di aumentare la dose) -Incapacità di ridurre il tempo di gioco, infruttuosi tentativi di smettere -Cessazione di altre attività, perdita di interesse in attività dapprima giudicate piacevoli per dedicarsi al gioco - Continuare a giocare nonostante altri problemi - Mentire ai membri della famiglia o altri sul quantitativo di tempo passato a giocare - L'uso dei vidogiochi per mitigare stati d'animo negativi, quali colpevolezza o assenza di speranza - Rischio di compromettere o avvenuta compromissione di una relazione o dell'attività lavorativa a causa dei videogiochi.
Con questo si può dedurre che si tratta di un disturbo serio ed estremo. Non è intenzione di nessun professionista della classe medica mettere i videogiochi al bando, tanto che diversi studi ne hanno comprovato l'utilità nella gestione terapeutica di pazienti con disabilità visiva parziale o pazienti affetti da malattie neurodegenerative come il Parkinson o l'Alzheimer. Va però riconosciuto che la dipendenza da essi, così come per altre cose è un disturbo potenzialmente grave, capace di annientare la vita di una persona e per tale ragione merita di essere classificato come malattia, per permettere alle persone che ne soffrono di intraprendere un giusto percorso di riabilitazione. Ringrazio Gamerclick per aver portato all'attenzione dell'utenza l'esistenza di questo problema, spesso bollato da diversi utenti puerili come un tentativo della categoria medica di dare addosso ai loro preziosi videogiochi e ignorando la gravità del problema.
Fonti consultate: - https://www.psychiatry.org/patients-families/internet-gaming - https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1111/add.12162 - Health Benefits of Digital Videogames for Older Adults: A Systematic Review of the Literature https://www.liebertpub.com/doi/full/10.1089/g4h.2012.0046
mi sono voluto soffermare su questo interessantissimo commento perchè hai pienamente ragione, inoltre posso affermare pienamente di essere afflitto da questa dipendenza (come forse un po' di sindrome di aspenger), come posso dipendere da droga o ses*o. MA cerco uno spiraglio/scusante per affermare che non tutto quello da cui uno si isola può essere un bene. te la butto li così...
1) perdo interesse ad uscire quando esci e vedi le persone con cui sei uscito passare 3/4 del tempo al telefono (facebook, instagram o altro) 2) perdo interesse a integrarmi con la società con cui vivo quando (qui ho dei sottopunti) - esci la sera e la metà delle tipe fa a gara a chi beve di più con conseguente vomito - esci la sera e la metà dei tipi si vanta della superfi*a scopa*a il giorno prima (si certo come no forse ti va bene 1 o 2 volte al mese) - esci per cena e ti ritrovi in questi posti supermegaricercatissimi in cui ti danno da mangiare erba, bhe va di moda il veggy che ci vuoi fare - esci e sai perfettamente che i tuoi interessi con coincidono con le persone con cui stai uscendo poi c'è quello fissato con lo sport, c'è quello che muore dietro alle serie, perchè dovrei essere etichettato come quello che "anteporre la voglia di giocare ad "altri interessi"", ma, se questi interessi mi fanno schifo cosa ci devo fare?!?
mi sto divulgando troppo però posso affermarti che ho un lavoro che mi tiene impegnato parecchio, faccio spesso straordinari, pratico 4 sport (diciamo un 15/20h di sport la settimana), faccio quello che c'è da fare con gli amici, leggo (spesso manga) e guardo anime (troppi forse). mi viene voglia di giocare quando sono a lavoro SI, vorrei giocare quando sono uscito e mi annoio SI, spesso quando gioco posso giocare per ore e mi isolo SI, ma non mi sembra di essere un completo rifiuto/inetto o altri aggettivi sprezzanti nei confronti dei gamers (ps. tu non hai minimamente menzionato questi aggettivi ma spesso vengo catalogato così). c'è da fare una domanda, una riabilitazione gioverebbe davvero al paziente? tornare a "perdere tempo" in giro è sempre un bene? IO NON VORREI PER NULLA AL MONDO ESSERE GUARITO
Intanto grazie a tutti per gli apprezzamenti Andando con ordine:
Grazie dell'esaustivo intervento, in effetti ero curioso di sapere cosa dicesse il DSM perchè la descrizione dell'ICD è fin troppo generica e nemmeno pienamente condivisibile (al contrario di quella del DSM che non fa una piega): dice anteporre la voglia di giocare ad "altri interessi, ma per
Ho voluto appositamente parlare del DSM perchè l'ICD è, per necessità di cose molto stringato. L'ICD nasce come tentativo di assegnare un codice identificativo riconosciuto a livello globale per ogni patologia esistente, per promuovere la collaborazione e la comunicazione multidisciplinare medica a livello globale. In sostanza è un riassuntino stringato munito di codice alfanumerico per ogni singola malattia cosicchè, se mi trovo davanti un paziente cinese, con referti scritti in cinese almeno grazie ai codici ICD posso capire di che patologia soffre.
Riguardo i sintomi del DSM, per caso specifica quanti sintomi fra quelli elencati bisogna presentare per avere il disturbo? (personalmente non ne ho neanche uno, è solo per curiosità). .
Attualmente il DSM afferma che servono 5 dei sintomi che ho scritto nell'altro post per porre diagnosi (quindi deve essere un disturbo ben affermato ed evidente, non una semplice mania). Viene inoltre stabilito un criterio temporale, devono essersi manifestati tutti e 5 assieme nell'ultimo anno. Concordo anche sulla tua disamina: il fenomeno ha avuto un boom soprattutto con l'avvento del gioco online, proprio perché molto più assuefacente e potenzialmente "infinito".
@amnesia11 E' chiaro che si può essere dipendenti da qualunque cosa e i criteri da te presentati per un'ipotetica dipendenza non sono così dissimili da quelli veri in fondo, ma a prescindere da ciò considera che qui non si tratta di voler bollare ragazzi come potresti essere tu ( o io eh, io stasera voglio giocare ai videogiochi) come malati di mente, quanto piuttosto di stabilire dei criteri per identificare e aiutare persone che, a differenza nostra non fanno sport, non vanno a lavorare, non hanno relazioni e in casi estremi dimenticano di mangiare o dormire. Uno come te o me è considerato normalissimo.
E' chiaro che si può essere dipendenti da qualunque cosa e i criteri da te presentati per un'ipotetica dipendenza non sono così dissimili da quelli veri in fondo, ma a prescindere da ciò considera che qui non si tratta di voler bollare ragazzi come potresti essere tu ( o io eh, io stasera voglio giocare ai videogiochi) come malati di mente, quanto piuttosto di stabilire dei criteri per identificare e aiutare persone che, a differenza nostra non fanno sport, non vanno a lavorare, non hanno relazioni e in casi estremi dimenticano di mangiare o dormire. Uno come te o me è considerato normalissimo.
ecco hai centrato il punto, siamo normali, ma gli altri ci vedrebbero come tali? questo intendendevo con il post sopra... questa è la mia paura... è spero vivamente di sbagliarmi... o forse sono solo io che ho poca fiducia nel prossimo.
Giustamente @Franzelion annota come la vera questione, alla fine, non è il puro e semplice gaming, quanto il successo - davvero spaventoso in alcuni paesi. del Gaming Online. Praticamente il giocatore ha la possibilità di costruirsi una vera e propria "Vita Alternativa tramite questi sistemi, e guadagnandoci anche ( la problematica delle cosiddette "Microtransazioni", all'interno dei game online, nasce proprio da questo).
Ma perchè così tante persone vogliono crearsi queste vite alternative? Anche questo andrebbe indagato.
Giustamente va considerata una direi, alla fine diventa una dipendenza come mille altre. La colpa non è tanto nel cercarsi nei videogiochi, ma da ciò che rende l'alienazione del resto dello società una opzione migliore che il viverci. Che poi lo sfogo sia il videogioco, poco conta. E' anche vero comunque che ci sono titoli che, con quest quotidiane e il fatto di volerti tenere online con premi e incentivi vari, ci giocano un po' sopra e fanno danni in soggetti più propensi...
Eccerto, perché se è un problema loro, allora non è un problema.
Non sono un medico, ma a me sembra una patologia reale e credibile.
Il gaming disorder rientra nelle patologie psichiatriche, così come la ludopatia o l'alcolismo per capirci, nella sottocategoria dei disturbi da dipendenza. Le malattie psichiatriche, a differenza di altre, mancano di alterazioni organiche rilevabili con gli esami standard, come le radiografie o gli esami del sangue. Per questo motivo sono stati stilati per i vari disturbi psichiatrici dei requisiti sintomatici per poter categorizzare il paziente in questo o quell'altro disturbo. Non sempre la distinzione è netta, esistono anche forme miste di disturbo, spesso legato a disturbi d'ansia o depressione. Più che all'ICD11 citato nell'articolo (che è la International Calssification of Diseases, comprendente anche malattie come il diabete o l'asma) è meglio fare riferimento al DSM (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, quindi più specifico per il disturbo in esame) attualmente aggiornato alla quinta edizione.
I criteri proposti per la diagnosi comprendono i seguenti sintomi:
- Ossessione di giocare
- Segni di isolamento quando non è possibile giocare o il gioco viene sottratto (tristezza, ansia, irritabilità)
- Tolleranza, ovvero la necessità di giocare sempre di più per sentirsi soddisfatti. (La tolleranza è un termine tecnico usato anche per la dipendenza da droghe, la necessità di aumentare la dose)
-Incapacità di ridurre il tempo di gioco, infruttuosi tentativi di smettere
-Cessazione di altre attività, perdita di interesse in attività dapprima giudicate piacevoli per dedicarsi al gioco
- Continuare a giocare nonostante altri problemi
- Mentire ai membri della famiglia o altri sul quantitativo di tempo passato a giocare
- L'uso dei vidogiochi per mitigare stati d'animo negativi, quali colpevolezza o assenza di speranza
- Rischio di compromettere o avvenuta compromissione di una relazione o dell'attività lavorativa a causa dei videogiochi.
Con questo si può dedurre che si tratta di un disturbo serio ed estremo. Non è intenzione di nessun professionista della classe medica mettere i videogiochi al bando, tanto che diversi studi ne hanno comprovato l'utilità nella gestione terapeutica di pazienti con disabilità visiva parziale o pazienti affetti da malattie neurodegenerative come il Parkinson o l'Alzheimer. Va però riconosciuto che la dipendenza da essi, così come per altre cose è un disturbo potenzialmente grave, capace di annientare la vita di una persona e per tale ragione merita di essere classificato come malattia, per permettere alle persone che ne soffrono di intraprendere un giusto percorso di riabilitazione.
Ringrazio Gamerclick per aver portato all'attenzione dell'utenza l'esistenza di questo problema, spesso bollato da diversi utenti puerili come un tentativo della categoria medica di dare addosso ai loro preziosi videogiochi e ignorando la gravità del problema.
Fonti consultate:
- https://www.psychiatry.org/patients-families/internet-gaming
- https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1111/add.12162
- Health Benefits of Digital Videogames for Older Adults: A Systematic
Review of the Literature https://www.liebertpub.com/doi/full/10.1089/g4h.2012.0046
Infatti, grazie a FullMetalCat per il suo intervento. Molti si sono indignati per questa notizia, ma c'è da capire che ci sono persone che si stanno rovinando davvero la vita (ed a volte quella dei famigliari o amici) per la dipendenza da videogiochi...così come la dipendenza da gioco d'azzardo o quella dalle droghe.
È una dipendenza bella e buona, da curare in maniera seria, non basta far capire ai ragazzi che non bisogna abusare dei videogiochie dedicare a essi solo una parte di tempo...non lo capiranno al pari di un alcolista, un ludipatico o chiunque abbia dipendenza da sostanze o altro.
E' riconosciuta perchè ricade sotto l'ombrello di altre patologie psichiatriche note.
Grazie dell'esaustivo intervento, in effetti ero curioso di sapere cosa dicesse il DSM perchè la descrizione dell'ICD è fin troppo generica e nemmeno pienamente condivisibile (al contrario di quella del DSM che non fa una piega): dice anteporre la voglia di giocare ad "altri interessi, ma perchè dovrebbe essere un problema se qualcuno preferisce videogiocare piuttosto che guardare la tv, leggere un libro o andare al bar? A me sembra piuttosto grave questa frase, che declassa il videogiocare a un'attività inutile/dannosa di per sè.
Riguardo i sintomi del DSM, per caso specifica quanti sintomi fra quelli elencati bisogna presentare per avere il disturbo? (personalmente non ne ho neanche uno, è solo per curiosità).
Comunque perchè questo disturbo è uscito solo dopo tanti anni dall'esistenza dei videogiochi? La spiegazione è semplice: la diffusione del gioco online. Fino alla generazione ps2/game cube internet il gioco online a malapena esisteva nelle console e gli smartphone non esistevano proprio, così come infatti i videogiocatori dipendenti nemmeno esistevano o quasi. La situazione ha cominciato a farsi più grave dall'uscita di World of Warcraft, dalle console di passata generazione (ps3, xbox360) e soprattutto è esplosa negli ultimi anni per colpa dei battle royale Pubg e Fortnite che sono delle vere e proprie macchine crea dipendenza (esperienza personale e osservativa).
Ribadisco, da sempre, che il problema non è il videogioco ma internet e tutto l'utilizzo che ne deriva. I giochi offline non hanno mai fatto male a nessuno anche perchè, seppur creino dipendenza, questa cessa di esistere nel momento in cui il videogioco termina e compaiono i titoli di coda, causando lo stesso tipo di dipendenza che può causare una serie tv estremamente coinvolgente.
mi sono voluto soffermare su questo interessantissimo commento perchè hai pienamente ragione, inoltre posso affermare pienamente di essere afflitto da questa dipendenza (come forse un po' di sindrome di aspenger), come posso dipendere da droga o ses*o.
MA cerco uno spiraglio/scusante per affermare che non tutto quello da cui uno si isola può essere un bene.
te la butto li così...
1) perdo interesse ad uscire quando esci e vedi le persone con cui sei uscito passare 3/4 del tempo al telefono (facebook, instagram o altro)
2) perdo interesse a integrarmi con la società con cui vivo quando (qui ho dei sottopunti)
- esci la sera e la metà delle tipe fa a gara a chi beve di più con conseguente vomito
- esci la sera e la metà dei tipi si vanta della superfi*a scopa*a il giorno prima (si certo come no forse ti va bene 1 o 2 volte al mese)
- esci per cena e ti ritrovi in questi posti supermegaricercatissimi in cui ti danno da mangiare erba, bhe va di moda il veggy che ci vuoi fare
- esci e sai perfettamente che i tuoi interessi con coincidono con le persone con cui stai uscendo
poi c'è quello fissato con lo sport, c'è quello che muore dietro alle serie, perchè dovrei essere etichettato come quello che "anteporre la voglia di giocare ad "altri interessi"", ma, se questi interessi mi fanno schifo cosa ci devo fare?!?
mi sto divulgando troppo però posso affermarti che ho un lavoro che mi tiene impegnato parecchio, faccio spesso straordinari, pratico 4 sport (diciamo un 15/20h di sport la settimana), faccio quello che c'è da fare con gli amici, leggo (spesso manga) e guardo anime (troppi forse).
mi viene voglia di giocare quando sono a lavoro SI, vorrei giocare quando sono uscito e mi annoio SI, spesso quando gioco posso giocare per ore e mi isolo SI, ma non mi sembra di essere un completo rifiuto/inetto o altri aggettivi sprezzanti nei confronti dei gamers (ps. tu non hai minimamente menzionato questi aggettivi ma spesso vengo catalogato così).
c'è da fare una domanda, una riabilitazione gioverebbe davvero al paziente? tornare a "perdere tempo" in giro è sempre un bene?
IO NON VORREI PER NULLA AL MONDO ESSERE GUARITO
Andando con ordine:
Ho voluto appositamente parlare del DSM perchè l'ICD è, per necessità di cose molto stringato. L'ICD nasce come tentativo di assegnare un codice identificativo riconosciuto a livello globale per ogni patologia esistente, per promuovere la collaborazione e la comunicazione multidisciplinare medica a livello globale. In sostanza è un riassuntino stringato munito di codice alfanumerico per ogni singola malattia cosicchè, se mi trovo davanti un paziente cinese, con referti scritti in cinese almeno grazie ai codici ICD posso capire di che patologia soffre.
Attualmente il DSM afferma che servono 5 dei sintomi che ho scritto nell'altro post per porre diagnosi (quindi deve essere un disturbo ben affermato ed evidente, non una semplice mania). Viene inoltre stabilito un criterio temporale, devono essersi manifestati tutti e 5 assieme nell'ultimo anno.
Concordo anche sulla tua disamina: il fenomeno ha avuto un boom soprattutto con l'avvento del gioco online, proprio perché molto più assuefacente e potenzialmente "infinito".
@amnesia11
E' chiaro che si può essere dipendenti da qualunque cosa e i criteri da te presentati per un'ipotetica dipendenza non sono così dissimili da quelli veri in fondo, ma a prescindere da ciò considera che qui non si tratta di voler bollare ragazzi come potresti essere tu ( o io eh, io stasera voglio giocare ai videogiochi) come malati di mente, quanto piuttosto di stabilire dei criteri per identificare e aiutare persone che, a differenza nostra non fanno sport, non vanno a lavorare, non hanno relazioni e in casi estremi dimenticano di mangiare o dormire. Uno come te o me è considerato normalissimo.
Grazie, mi accontentavo di una birretta! XD
ecco hai centrato il punto, siamo normali, ma gli altri ci vedrebbero come tali? questo intendendevo con il post sopra... questa è la mia paura... è spero vivamente di sbagliarmi...
o forse sono solo io che ho poca fiducia nel prossimo.
Ma perchè così tante persone vogliono crearsi queste vite alternative? Anche questo andrebbe indagato.
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